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Non c’è più tempo.

Le ragioni dell’astensione degli avvocati penalisti.

Sale a 25 il numero dei detenuti che si sono tolti la vita in cella dall’inizio dell’anno. In media un suicidio ogni tre giorni.

Il tasso di affollamento nelle carceri non è da meno: secondo i dati del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria il numero dei detenuti ha raggiunto le 61.000 unità, raggiungendo quote prossime a quelle che nel 2013 hanno condotto la Corte Europea dei diritti dell’uomo a condannare l’Italia per la persistente violazione del divieto di infliggere pene o trattamenti inumani o degradanti.

Eppure l’indecenza delle condizioni detentive non suscita indignazione o interesse, sebbene la sicurezza dei cittadini sia inscindibilmente connessa all’umanità della pena.

Anche la Camera Penale di Rimini ha aderito all’astensione dalle udienze nel settore penale per il giorno 20 marzo proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI), finalizzata a sollecitare l’adozione di strumenti normativi in grado di far fronte alla situazione di crisi in atto.

In campo ci sono attualmente due proposte di legge: una volta ad introdurre la liberazione anticipata speciale, l’altra ad istituire case di reinserimento per le pene detentive brevi.

Sarebbe inoltre opportuno ragionare in termini di “numero chiuso” negli istituti penitenziari, predeterminando il numero di persone che possono essere ricevute al massimo della capienza.

Infine, la situazione emergenziale richiede l’adozione di provvedimenti di clemenza: un tempo una costante presenza nella concreta declinazione delle politiche penali ma, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, divenuti ‘grandi assenti’ nel dibattito pubblico italiano.

In occasione dell’astensione, è stato affisso all’ingresso del Tribunale di Rimini un macabro contatore che verrà continuamente aggiornato col numero impressionante dei suicidi verificatisi nelle carceri italiane da inizio anno.

Anche la Casa Circondariale di Rimini conta i suoi detenuti che hanno scelto di togliersi la vita dietro le sbarre, l’ultimo dei quali il 2 agosto del 2022. Aziz Rouam, trentasettenne di nazionalità marocchina, si è impiccato con un lenzuolo mentre i suoi due compagni di cella erano usciti per l’ora d’aria.

Lo stesso Magistrato di Sorveglianza di Bologna, nell’accogliere il reclamo di un detenuto ristretto nella stessa prima sezione in cui si trovava Aziz quando compiva il gesto estremo, ha peraltro riconosciuto che la detenzione all’interno di quella sezione si pone in contrasto con l’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che vieta i trattamenti inumani e degradanti.

La sezione è tuttavia ancora aperta, in attesa che vengano effettuati i lavori di straordinaria manutenzione già approvati e posti in bilancio.

L’escalation dei suicidi che si stanno verificando nelle carceri non possono che accrescere la responsabilità politica e morale di coloro che tale fenomeno hanno l’obbligo di affrontare con rimedi urgenti e inderogabili.

E’ necessario intervenire subito, per ripristinare la (violata) civiltà del diritto. Non c’è più tempo.