In ricordo di Elvio Fassone: per una pena umana e libera dall’ergastolo
Il ricordo di Elvio Fassone: magistrato e giurista che ha dedicato la sua vita alla difesa della dignità delle persone detenute e al superamento dell’ergastolo; la nota dell'Osservatorio Carcere UCPI.
La notizia della scomparsa di Elvio Fassone, già magistrato, componente del CSM, Senatore della Repubblica per due legislature e autore di numerosissime pubblicazioni, ci lascia davvero sgomenti.
Ci uniamo al cordoglio di una comunità intera, fatta di giuristi, studiosi, magistrati e avvocati, ma anche delle tante persone comuni che hanno avuto l’opportunità di conoscerlo grazie ai suoi scritti e ai suoi generosi e preziosi contributi pubblici.
Elvio Fassone è stato un grande giurista che non ha mai smesso di insegnare che la libertà, la dignità, la speranza appartengono a tutti e nessuno può esserne escluso.
Il suo “Fine pena: ora” è – e resterà – un testo unico, di straordinaria potenza e di immanente attualità.
Proprio grazie a quelle pagine abbiamo scoperto la storia di Salvatore — detenuto per reati di mafia — condannato alla pena dell’ergastolo dallo stesso giudice Fassone.
Non certo la solita narrazione del travagliato compito del magistrato, ma un dialogo straziante, un viaggio nell’abisso umano più profondo che Fassone ha deciso di intraprendere con colui che ha giudicato colpevole di gravi delitti e che ha condannato al carcere a vita, a quel “fine pena MAI” che porterà anche Salvatore a morire in carcere, suicida.
Con parole semplici e dirette, Fassone ci ha insegnato che dietro a ogni condanna c’è una storia; che al di là della pena, anche quella più severa, c’è il volto di una persona; che tutti, anche l’autore del reato più grave, dovrebbero conservare la possibilità di aspirare a tornare liberi.
La libertà non è la meta finale, ma è, forse, l’essenza stessa di un percorso che rende ognuno parte di una comunità. Lungo un percorso responsabile di liberazione dal male compiuto attraverso il perdono collettivo. Non più vendetta, ma riconciliazione.
Già dal 2015 Elvio Fassone ci ha invitati a liberarci del “fine pena MAI”, insegnandoci a renderci parte attiva nella battaglia di superamento dell’ergastolo ostativo.
Una lotta strenua da cittadini, ancor prima che da giuristi, affinché il “fine pena MAI” fosse finalmente riconosciuto come illegittimo.
Come per Fassone, anche per noi è stato un percorso tormentato, ma che non ci ha mai visti arresi. Forti dei valori costituzionali, ci siamo schierati al fianco dei tanti Salvatore che hanno sperato di trasformare la propria pena in un reale percorso di cambiamento verso la vita libera.
Già con la sentenza Viola c. Italia (n. 2), la Corte europea dei diritti dell’uomo ha sancito il diritto alla speranza (il right to hope).
E così, con la sentenza 253/2019, la Corte costituzionale ci ha restituito il “volto costituzionale della pena”, superando la presunzione assoluta di pericolosità sociale per l’ergastolano non collaborante; cristallizzando, con la decisione 149/2018, la supremazia della finalità rieducativa, tanto da affermare che anche per la pena dell’ergastolo deve essere garantito il principio di progressività trattamentale e di flessibilità, ossia il “graduale reinserimento del condannato all’ergastolo nel contesto sociale durante l’intero arco dell’esecuzione della pena”.
Sino all’ulteriore dichiarazione di incostituzionalità differita con l’ordinanza 97/2021, che ha costretto il legislatore ad intervenire per modificare le rigide preclusioni dell’ostatività, con il d.l. n. 162/2022, convertito con modifiche con la l. n. 199/2022, che ha riscritto l’intero art. 4-bis O.P., facendo cadere il requisito della collaborazione della giustizia quale unico criterio di accesso al processo di reinserimento.
Ma se l’ergastolo ostativo sembra, almeno formalmente, superabile, non possiamo purtroppo affermare ancora che la pena perpetua non esista più. In carcere, ancora oggi, si muore, come attesta l’inarrestabile numero di decessi degli ultimi anni.
La storia di Salvatore e dei tantissimi detenuti morti in carcere e di carcere testimonia il fallimento di un sistema che non sa proteggere la vita di chi detiene in custodia.
Cogliendo l’insegnamento di Fassone, crediamo che la battaglia per l’illegittimità dell’ergastolo sia solo all’inizio. I meccanismi di superamento dell’ostatività non esauriscono la questione della legittimità dell’ergastolo in quanto tale, una pena ancora potenzialmente perpetua e come tale in chiara tensione con l’art. 27 della Costituzione.
Siamo certi di procedere in direzione ostinata e contraria rispetto all’onda emotiva di una pubblica opinione che tende a rivendicare la pena dell’ergastolo più che a chiederne il superamento, a invocare la vendetta piuttosto che la riparazione. Conosciamo la difficoltà nel convincere una politica che ha fatto dell’ergastolo una risposta ordinaria, intercettando i bisogni punitivi della collettività per trasformarli in ulteriore carcerazione.
Eppure, siamo sempre più convinti che la difesa della legalità della pena sia universale e sia un patrimonio da difendere per l’intera comunità.
E proprio in ricordo di Elvio Fassone porteremo avanti questa battaglia perché una pena che sia davvero umana e legale, priva di automatismi che impediscono a qualcuno, individuato in astratto come tipo di autore, stigmatizzato come nemico, l’accesso alle attese di libertà; una pena – come amava dire – che consente la liberazione dal dolore del passato e diventi simbolo di “costruzione di civiltà”, di riconciliazione con la collettività e che guardi alla giustizia riparativa è ancora possibile.
Roma, 23 giugno 2026
L’Osservatorio Carcere
Fonte: Unione delle Camere Penali Italiane — camerepenali.it · Unione, Osservatorio Carcere, Comunicati, Osservatori e Commissioni