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Rapporto 2026 sulla Giornata internazionale dell’Avvocato e dell’Avvocata in pericolo: Stati Uniti d’America

Pubblichiamo la nota degli Osservatori Avvocati minacciati e Europa e il Rapporto 2026 sulla Giornata internazionale dell’Avvocato e dell’Avvocata in pericolo.

Dal 2009 il 24 gennaio di ogni anno ricorre la Giornata internazionale degli Avvocati minacciati per ricordare il massacro di Atocha, a Madrid, del 24 gennaio 1977, in cui furono uccisi 5 avvocati esperti di diritto del lavoro, nel periodo di transizione tra la dittatura franchista e la democrazia. L’obiettivo di questa giornata è di portare all’attenzione della società civile e delle pubbliche autorità la situazione degli avvocati in un determinato paese, al fine di far conoscere i rischi che affrontano nell’esercizio della professione.

Il Rapporto 2026 della Coalizione per la Giornata internazionale dell’Avvocato e dell’Avvocata in pericolo dedica agli Stati Uniti d’America l’allegata analisi approfondita delle forme contemporanee di pressione e interferenza sull’esercizio della professione forense.

La scelta degli Stati Uniti come focus country è stata assunta già nel giugno 2025, sulla base di segnali allora emergenti che indicavano un mutamento significativo nel rapporto tra potere politico, sistema giudiziario e funzione difensiva. Gli sviluppi successivi hanno purtroppo confermato che l'attacco all'avvocatura è il prologo di ogni regressione dello Stato di diritto — il segnale che il potere non tollera più limiti né controlli.

Il Rapporto ricostruisce come, nel corso del 2025, le interferenze nei confronti dell’avvocatura statunitense abbiano assunto un carattere sistemico e progressivo, andando oltre il tradizionale conflitto tra difesa e autorità. L’elemento di novità non risiede nella mera esistenza di pressioni o critiche verso gli avvocati, ma nella trasformazione dell’attività difensiva in un fattore di rischio istituzionale, suscettibile di sanzione diretta o indiretta da parte dell’esecutivo.

In una prima fase, l’azione governativa si è concentrata su studi legali individuati nominativamente, colpiti attraverso ordini esecutivi e misure amministrative per aver rappresentato clienti o cause politicamente sensibili. Tali interventi hanno inciso su presupposti materiali essenziali dell’esercizio professionale – accesso a edifici federali, autorizzazioni di sicurezza, rapporti contrattuali con l’amministrazione – senza che fosse contestata alcuna violazione disciplinare o penale. Il Rapporto evidenzia come queste misure abbiano avuto un effetto strutturalmente dissuasivo, alterando l’equilibrio del sistema accusatorio e compromettendo il principio di non identificazione tra avvocato e assistito.

Successivamente, l’azione si è estesa attraverso meccanismi di pressione indiretta, fondati sulla minaccia di provvedimenti esecutivi e sulla negoziazione di accordi di “conformità” con grandi studi legali. Tali accordi, formalmente volontari, hanno comportato l’assunzione di obblighi professionali orientati da priorità politiche dell’esecutivo, incidendo sull’autonomia organizzativa e sull’indipendenza decisionale dell’avvocatura. Il Rapporto sottolinea come questa dinamica produca un mutamento strutturale: l’indipendenza non viene formalmente soppressa, ma resa condizionata.

Parallelamente, si è registrato un ampliamento del perimetro degli attacchi, che ha coinvolto avvocati dell’immigrazione, difensori impegnati nella tutela dei diritti civili e professionisti attivi in ambiti considerati politicamente controversi. A ciò si sono aggiunte pressioni sul Dipartimento di Giustizia e sulla magistratura, attraverso rimozioni, trasferimenti, delegittimazioni pubbliche e interventi disciplinari, con un impatto diretto sulla separazione dei poteri e sulla fiducia nel sistema giudiziario.

Un ulteriore livello di criticità è individuato nelle misure adottate contro la giustizia penale internazionale, in particolare mediante sanzioni nei confronti della Corte Penale Internazionale e di funzionari delle Nazioni Unite. Il Rapporto evidenzia come tali provvedimenti producano effetti extraterritoriali rilevanti, colpendo anche avvocati e organizzazioni legali e limitando la possibilità di esercitare attività difensive e di cooperazione giuridica internazionale.

L’analisi giuridica condotta nel Rapporto colloca questi sviluppi in contrasto con i Principi fondamentali delle Nazioni Unite sul ruolo degli avvocati, con il Patto internazionale sui diritti civili e politici e con gli standard emergenti di tutela dell’indipendenza della professione forense, come quelli recentemente codificati nella Convenzione del Consiglio d’Europa del 2025 per la protezione della professione di avvocato.

Quanto accaduto dopo la decisione del giugno 2025 conferma la lettura di fondo del Rapporto: colpire il diritto di difesa non è un evento isolato né un eccesso contingente, ma il primo passaggio di un processo più ampio di erosione dello Stato di diritto. Quando l’avvocatura viene delegittimata, condizionata o resa funzionale al potere politico, il sistema delle garanzie perde il suo primo presidio. E quando il diritto di difesa cessa di essere effettivo, il diritto stesso smette di operare come limite al potere.

Per questa ragione, il Rapporto invita la comunità giuridica internazionale a considerare quanto avvenuto negli Stati Uniti non come un’eccezione, ma come un caso di studio avanzato: ciò che oggi si manifesta in una democrazia consolidata può domani emergere altrove, se non viene riconosciuto e contrastato per tempo.

Roma, 22 gennaio 2026

L' Osservatorio Avvocati minacciati UCPI

L' Osservatorio Europa UCPI

Fonte: Unione delle Camere Penali Italiane — camerepenali.it · Unione, Osservatorio Europa, Osservatori e Commissioni, Osservatorio Avvocati minacciati

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