L’appello del Papa al giubileo dei detenuti.
L’appello del Papa al giubileo dei detenuti ci richiama, ancora una volta, all’urgenza di un impegno collettivo verso forme di amnistia e di indulto in grado di restituire ai detenuti condizioni di vita dignitose.
Con la domenica appena trascorsa si è concluso il ciclo di eventi del giubileo 2025.
E non è stato certo un caso se l’ultimo appuntamento è stato dedicato ai detenuti, una rappresentanza dei quali, confusa tra migliaia di presenti in Piazza San Pietro, ha avuto modo di ascoltare, in presenza, le sferzanti parole pronunciate da Papa Leone XIV.
Il giubileo della speranza, così intitolato dal suo predecessore, era ufficialmente iniziato proprio a Rebibbia, il 26 dicembre dello scorso anno, con un evento di portata storica: l’apertura di una Porta Santa straordinaria nell’istituto penitenziario romano.
Anche una delegazione dell’Osservatorio carcere ha preso parte a questo momento di riflessione dedicato ai circa 12 milioni di incarcerati nel mondo e, ancor prima, ai circa 64.000 detenuti, costretti, in Italia, a vivere in condizioni di grave sofferenza.
Forte la tensione e la preoccupazione per le drammatiche notizie di morte, abbandono, degrado e disperazione che ogni giorno giungono dai penitenziari.
Solo nelle ultime 48 ore, nelle carceri traboccanti di sofferenza e disperazione, ormai al 138% di affollamento, si sono registrati ben 4 decessi, tra suicidi, overdose e violenze. Da Rebibbia a Viterbo, passando per Lecce. 76 suicidi, dall’inizio dell’anno, 152 morti per cause diverse o da accertare senza contare un ristretto in Rems e anche 4 operatori del carcere.
Anche in questa occasione, facendo proprio l’auspicio del suo predecessore espresso alla fine dello scorso anno in occasione della bolla di indizione giubilare, il Papa ha richiamato i governanti delle nazioni, Italia in primis, a una immediata adozione di “forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società” e ad offrire a tutti reali “opportunità di reinserimento”.
Oggi più di ieri, con un carcere gravato da tanti “problemi da affrontare… Pensiamo al sovraffollamento, all’impegno ancora insufficiente di garantire programmi educativi stabili di recupero e opportunità di lavoro”, il Papa chiede a tutti di adottare il linguaggio della carità e dell’amore e invita la politica e la comunità tutta a sentimenti di solidarietà e di inclusione perché “una sola è la cosa importante, che nessuno vada perduto”. Parole preziose che si scontrano con una concezione imperante che sembra volere gli Istituti di pena sempre più distanti dal consesso sociale, sempre più luoghi di segregazione che di effettiva restituzione.
Il grido di allarme lanciato da Piazza San Pietro segue di pochi giorni l’appello del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, del Vicepresidente del CSM, Fabio Pinelli. Anche il Garante nazionale è stato costretto, dai drammatici eventi, a invocare, per la prima volta dal suo insediamento, amnistia e indulto.
Facciamo nostro, anche oggi, ogni accorato appello.
Si trovi senza indugio, con pazienza e determinazione, una rapida via per fare uscire il sistema carcerario dall’attuale condizione di diffusa e insopportabile illegalità.
Roma, 15 dicembre 2025
La Giunta
L'Osservatorio Carcere UCPI
Fonte: Unione delle Camere Penali Italiane — camerepenali.it · Unione, Giunta, Osservatorio Carcere, Osservatori e Commissioni