Se i magistrati eletti giudicano i loro elettori .....
Il sistema delle valutazioni di professionalità dei magistrati è totalmente ineffettivo, anche grazie ad una costante opera di interdizione della magistratura, sempre pronta a bloccare ogni modifica che possa condurre a valutazioni di professionalità adeguate. Il documento della Giunta.
Il sistema delle valutazioni di professionalità dei magistrati è totalmente ineffettivo. Richiede grandi sforzi burocratici ma non produce alcun risultato pratico perché sono tutti promossi sempre a pieni voti. Questo è l’effetto di una costante opera di interdizione della magistratura, sempre pronta a bloccare ogni modifica che possa condurre a valutazioni di professionalità adeguate.
La riforma Cartabia, che ha, in proposito, assegnato un ruolo all’avvocatura è, proprio in ragione della ferma e continua opposizione dei magistrati, frutto di un compromesso che è lastricato di irrazionalità e contraddizioni. Il ruolo degli Avvocati è, di fatto, disinnescato perché li riduce a meri “segnalatori” attribuendo al Consiglio dell’Ordine il difficile e, per taluni versi irrazionale, compito di elaborare un giudizio di professionalità solo allorché giunga una segnalazione su un fatto specifico, riguardante la professionalità del magistrato (quindi, in concreto, quasi mai) e senza avere conoscenza degli atti di cui dispone il Consiglio Giudiziario.
Di questo farebbe bene a preoccuparsi il Presidente dell’ANM Parodi: effettive valutazioni di professionalità sarebbero fondamentali per migliorare la qualità e l’efficienza della giustizia. Sarebbero, inoltre, idonee ad impedire le derive correntizie, che continuano a condizionare tutta la vita professionale del magistrato, limitandone così l’autonomia interna.
E tali giudizi potranno essere effettivi e veritieri solo quando l’avvocatura e l’accademia saranno parte attiva del percorso valutativo. Adesso, al contrario, i magistrati eletti giudicano i loro elettori, in un evidente conflitto di interessi che porta agli esiti che sono sotto gli occhi di tutti.
Il Presidente del sindacato delle toghe, purtroppo, si preoccupa soltanto di “possibili strumentalizzazioni” riproponendo sempre il medesimo tema, ovvero, la ritenuta superiorità etica del magistrato, o, se si preferisce, l’inferiorità dell’avvocato che non sarebbe degno di fiducia e, se chiamato a giudicare, userebbe “strumentalmente” la facoltà attribuitagli contro l’integerrimo magistrato.
Il refrain ricorda quello di Caselli (il magistrato), ma ancor più quello di Caterina (la cantante), nel noto brano “nessuno mi può giudicare”, solo che continuare a suonare la stessa musica anche dopo gli scandali che hanno fatto emergere la portata dell’affarismo correntizio che governa in modo oscuro e tutt’altro etico la magistratura, ha un che di anacronistico e, per taluni versi, anche di umoristico.
Peccato che ci sia poco, o nulla, da ridere.
Roma, 3 maggio 2025
La Giunta